Eliminazione delle Province: Quale futuro possibile?
Di seguito una tabella contenente i dati delle 20 regioni italiane. Gli enti sono ordinati per popolazione (dati ISTAT sulla popolazione residente al 1 gennaio 2007)
*Province istituite e in corso di attivazione, operative dal 2009.
Questa è la situazione attuale, credo che, prima di parlare di Federalismo,un progetto futuro potrebbe essere eliminare le attuali 107 province, ridisegnare le attuali Regioni in modo più omogeneo.Non importa se avremo qualche Regione in più,ma avrebbe un senso eliminare Regioni come la Basilicata, il Molise, la Valle D’Aosta, e l’Umbria, perchè come numero di abitanti, non rappresentano neanche una città di medie/grandi dimensioni. Nello stesso tempo Regioni come la Lombardia, Campania, Emilia Romagna, andrebbero divise,andando verso un’omogeneità abitativa,culturale e storica. Fatto questo, sempre in un ottica Federalista,e quindi di gestione più consapevole, si potrebbe ragionare eventualmente per MacroRegioni, come qui di seguito:
NORD OVEST: Piemonte - Lombardia - Valle D’Aosta - Liguria - Emilia; AB. 18.759.000
NORDE EST: Alto Adige - Trentino - Veneto - Friuli Venezia Giulia - Romagna; AB. 8.080.000
CENTRO: Toscana - Lazio - Marche - Abruzzo - Umbria; AB. 12.800.000
SUD: Campania - Molise - Puglia - Basilicata - Calabria; AB. 12.770.000
ISOLE: Sicilia - Sardegna; AB. 6.677.000
Almeno, se proprio si deve fare, si faccia in modo razionale.
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vedo che ce l’ hai fatta, bene!
Sulle macroregioni non sarei tanto d’ accordo, per una questione di lontananza chilometrica, se non altro. Credo che il nocciolo del federalismo sia la vicinanza delle istituzioni al cittadino, no?
Anzi, no, i tuoi link non funzionano …
Risposta a Paraffo:
No, qui non ho inserito link, ma ho capito come si fà , Grazie.
Si il federalismo è vicinanza alle istituzioni, ma l’Area vasta potrebbe evitare dispersioni economiche.
Comunque la cosa più interessante sarebbe rivedere le Regioni.
Per quanto riguarda quelle sarde posso dire che la loro dipartita non lascerebbe i sardi in lacrime, anzi. Dire che sono inutili è, quasi, un eufemismo. Per non parlare poi delle ultime nate. Il nulla assoluto tanto che una di queste, l’ogliastra, rinuncerebbe con piacere al rango provinciale. Però, sempre in merito alle ultime 4 nate, ti posso dire che la colpa e dei sardi che non sono andati a votare per il referendum abrogativo della legge che le istituiva salvo poi lamentarsi e dire che non servono a niente e che sono solo uno sperpero, ulteriore, di risorse. Ciao Pierluigi
Risposta a Pierluigi:
Beh! Anche io sono d’accordo con te, che tante province sono inutili, e solo un sperpero per le nostre tasche, ma la mia preoccupazione, e che se non fanno qualcosa di razionale, sarà un’altro casotto. Sai quanti politici, andrebbero a spasso, senza le province? Ma non avendo mai visto il tacchino, aspettare con piacere il Natale, ho miei dubbi… ciao
L’idea di eliminarle era per fortuna bipartisan.
Sull’accorpamento delle regioni son anche d’accordo, ma non nel modo proposto. Tanto per fare un’esempio l’Emilia dovrebbe stare nel centro, per equilibrare numericamente la popolazione (la media delle altre macro-aree è di 12 milioni, perché crearne una di oltre 18?)e le risorse economiche e produttive, oltre per una questione di differenze storiche, politiche, culturali e anche semplicemente geografiche e morfologiche.
Al contempo temo che le isole siano così totalmente abbandonate a se stesse, aumentando l’inefficienza a causa della distanza. La Sardegna fisicamente e storicamente è più vicina al Piemonte che alla Sicilia.
Proposte di modifica:
NORD OVEST: Piemonte - Valle D’Aosta - Liguria - Sardegna;
NORD - NORD EST: Lombardia - Trentino Alto Adige - Veneto - Friuli Venezia Giulia;
CENTRO: Emilia Romagna - Toscana - Lazio - Marche - Abruzzo - Umbria;
SUD: Campania - Molise - Puglia - Basilicata - Calabria - Sicilia.
Risposta a Fabio:
Potrei anche essere d’accordo con te, per me era importante la visione futura, per la divisione è ovvio che c’è bisogno di tecnici che valutino bene, a livello culturale, storico, e che diano una certa omogeneità.