Diario di politica, società e non solo

 

L’Agricoltura italiana, che è andata a rilento nella suo ammodernamento negli anni cinquanta del secolo scorso, negli ultimi decenni ha avuto un accellerazione, anche se non in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Infatti questo ha creato un ulteriore dualismo, tra le varie regioni.

Dal censimento dell’agricoltura del 2000, si nota però una drastica riduzione di aziende agricole (- 14%) rispetto al 1990. Nello stesso tempo si è verificato anche una forte diminuzione del territorio agricolo. (-12%). Nel 2005 c’è stato un’altra riduzione di aziende agricole, erano circa 1.728.532, mentre nel 2000 erano 2.593.090, con una diminuzione di territorio agricolo a 17.803.014 di ettari nel 2005, a fronte dei 19.607.094 di ettari del 2000. (Fonte: ISTAT, Censimenti generali dell’agricoltura italiana e Indagine sulle strutture delle aziende agricole 2005. * universo UE, comprende le aziende con più di un ettaro ed una produzione superiore a 2500 €).

Ora tralasciando tutta la parte tecnica, perchè questo post non lo vuole essere, si riscontra che importanti pezzi di territori agricoli di montagna e collina, sono stati abbandonati. Il problema nasce sopratutto, che era composto da microziende a conduzione familiare, e della scarsa capacità di adattamento delle nuove generazioni.

Ora l’Italia, da paese agricolo principe in Europa, sopratutto per certe tipologie di prodotti, compra all’estero tanti prodotti, che potremmo produrre di nostro. E tra l’altro li importiamo da nostri diretti concorrenti agricoli, come la Spagna, Grecia, Israele, Egitto e Tunisia. Tral’altro in tempi di globalizzazione, c’è un forte calo di prodotti agricoli sul mercato, e quello che si trova hanno prezzi impossibili.

A questo punto, c’è da chiedersi se non sia il caso, con una spinta Statale e Regionale, non incentivare il recupero dei terreni agricoli dismessi, con produzioni di biologiche, specifiche e di alto livello, e nello stesso tempo utilizzare mano d’opera extracomunitaria regolare, che comunque sono sul territorio, in modo da toglierli da una situazione di lavoro nero, e riavviare la produzione agricola. E sopratutto a Sud, potrebbe essere una chance nello sviluppare agriturismo, prendendo due piccioni con una fava.

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Commenti su: "Agricoltura & Extracomunitari." (5)

  1. Tra l’altro proprio ieri la Ue – per bocca non mi ricordo di chi -, ha detto che il problema dell’aumento dei prezzi delle derrate alimentari, sarà duraturo…arrivando anche a prendere in considerazione l’esigenza di superare le resistenze sugli Ogm…

  2. shadang ha detto:

    Risposta a Camelot:

    Infatti, speriamo che Zaia, non pensi solo a le quote latte del nord.

  3. Quella dell’ ostilità agli OGM è un altro regalino dei sognatori di sinistra e, probabilmente (ma non lo so per certo), di quelli cattolici …

  4. shadang ha detto:

    Risposta a Paraffo:

    Su gli Ogm,ad esserti sincero ho un idea contrastante, comunque credo che per l’Italia non siano il caso,visto l’esiguo territorio coltivabile (non siamo il Texas, e neanche lo Wyoming)credo che dovremmo specializzarci in prodotti agricoli di alta qualità.

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